Artwork di Scott M. Fischer

Autore: Matteo Facchini
 
 
Scrivo questo articolo poco dopo l’annuncio della chiusura permanente di Tipo1.it e vorrei spendere qualche parola sul Legacy in generale basate sul mio personale parere, di conseguenza non verità assolute, bensì spunti di discussione e riflessione.
Scrivere esclusivamente di Legacy oggi è molto difficile: non tanto per la materia, ma per la scarsità di contenuti che si andrebbe a proporre parlando di un paio di carte che modificano raramente un meta dominato da una triade di colori che con cambiamenti minimi si impone pesantemente sulla maggioranza dei mazzi. Lo strapotere di Miracles è innegabile dalla loro stampa a questa parte con poche flessioni in corrispondenza di Cruise prima, Omni mono-U poi e infine Eldrazi nel Febbraio 2016. Il cortocircuito di fondo è un kernel distribuito tra la terna UWR che permette di avere autowin da MU considerati negativi con aggiustamenti minimi:

  • Lands/Post? Bloodmoon, Back to Basics, Ruination
  • Eldrazi? Moat, Bloodmoon, Back to Basics
  • Death and Taxes? Ire varie, Kozilek’s Return, etc.
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    Se inizialmente alcuni di questi mazzi potevano avere un vantaggio, ora con Mentore si è comunque a rischio di sconfitta già di terzo con un Mentore coperto da FoW per soluzione: per non parlare del fatto che gli stessi mazzi possono perdere da carte teoricamente subottimali, ad esempio Counterbalance in certi matchup (ad esempio Death and taxes post-Terminus a cui viene fatto Cappa-Counterbalance).
    Il Legacy contemporaneo è un formato in cui un mazzo ha una coperta adattabile, mentre il resto del meta no; eppure, ho il piacere di vedere nuovi giocatori affacciarsi alle Brainstorm e alle Force of Will.
     
    Perché?
     
     
    Smuggler's Copter_265x370

    Il nuovo: Copter

    Una delle frasi a me più care è: Ci si accorge dell’importanza di qualcosa quando la si sta perdendo o la si è persa totalmente. Il Legacy è stato (o è) innegabilmente una grande parte della nostra vita, sia per chi scrive che per chi legge, e questo suo deperimento ci ha segnati profondamente e spinti in lunghissime discussioni sulle cause di ciò. Dopo tanto parlare sono arrivato alla conclusione che affinchè ci siano nuovi giocatori è necessario un gruppo che sappia insegnare e si muova per i tornei importanti. L’ambiente è, come facilmente intuibile, fondamentale alla crescita individuale e di gruppo: basti pensare i ritrovi del Mercoledì sera qui a Bologna di cinque anni fa da Anda, di cui oggi il gruppo della Wooded è erede spirituale (tutti i giocatori del tempo o hanno smesso o hanno preso strade diverse). Tuttavia questa condizione è necessaria ma non sufficiente, a causa delle carte dai costi sempre maggiori e della curva di apprendimento alta tipica del formato e del gioco.
     
    Vi è anche un terzo fattore: trovare il proprio mazzo. Come si fa?
     
     
    Dark Rit_Beta

    Il vecchio: Rito

    Il proprio mazzo dice molto di chi siamo e come siamo interiormente ed è un compagno con il quale avremo a che fare per molto tempo: l’intera durata del nostro approccio al formato e nell’assimilazione dei suoi tempi e regole. Perchè un mazzo? Per questioni economiche e perché se si vogliono raggiungere risultati in Legacy ci si deve specializzare in un archetipo vincente. Prima di arrivare a vincere è però necessario conoscersi o quantomeno essere disposti a farlo e rispettarsi all’interno del gruppo di test. Questo punto mi è particolarmente caro perché in prima persona ho vissuto i benefici di un gruppo affiatato nel Team Non So Farla, in netto contrasto con un clima di scontro sulle pagine di Tipo1 e le faide che vi hanno trovato casa. Personalmente sono sempre stato fuori da tali avvenimenti perché non ho praticamente mai frequentato il sito se non negli ultimi tempi attorno al lancio della nuova veste anni fa: tuttavia posso dire che un ambiente così conflittuale non mi mancherà se non per un particolare aspetto.
     
    Negli ultimi tempi la Community si è unita molto per far fronte a questa crisi del formato con ottimi risultati, svelando un po’ l’arcano su che cosa sia realmente il Legacy italiano: un formato amatoriale giocato da amatori. Ma non è finita qui: il salto di mentalità dal giocare “per passare la domenica con gli amici” al “vado là per fare top8” mette in luce un’altra caratteristica del formato: una rinuncia a monte di competitività in favore di un divertimento nel giocare il proprio pet deck alla nausea. Un giocatore Legacy è contento di giocare il proprio mazzo che sta al 20% dal field perché adora le sue carte; poco gli interessa del risultato, e se gli capita anche solo una volta in tre anni va bene così.
    Questa è la vera trappola del Legacy per i nuovi giocatori: affacciarsi a un formato tutt’altro che competitivo, investendo risorse e tempo in un qualcosa che non darà praticamente mai dei frutti se l’ambiente non è favorevole. Un prezzo accettabile per poter giocare delle Force e delle Wasteland?
     
    Sorge un’altra domanda: è divertente giocare un formato che propone gli stessi mazzi dal 2012 ad oggi?
     
    Personalmente sono stato da entrambe le parti del tavolo: da quella dello sperimentatore che settimanalmente provava tech assurde per battere i tiers a quella di frequentatore assiduo dei tavoli alti con un mazzo competitivo. Dopo un po’, però, mi sono accorto di non divertirmi più, di star giocando sempre le stesse tre partite una dopo l’altra e ho lasciato sfilare qualche torneo. Quando guardo indietro sono orgoglioso delle esperienze, delle persone che ho conosciuto e di come sono cresciuto come individuo. Il Legacy è un percorso che raccomando a tutti i nuovi giocatori e vi posso assicurare che chiunque con costanza e dedizione si può togliere delle soddisfazioni come ho fatto io in 18 mesi, e un formato stagnante è un compromesso accettabile: i bari e gli arroganti saranno, dopo un po’, solo degli stolti lungo il vostro cammino.
     
     
    Forest_8th ed

    Le Origini: Terra

    In seguito alla stampa di Dark Petition provai a giocare online TPS, il mio sogno da ragazzino tanti anni fa: giocare uno dei mazzi più difficili nel formato con le carte più forti mai stampate. Mi accorsi presto che il powerlevel delle singole carte era tale da far assomigliare il Vintage a una pesca con le bombe a mano. Con l’inizio della nuova stagione e l’avvento di Kaladesh ho deciso di fare un passo indietro di molti anni (ben 8) e tornare alle origini, ovvero giocare Sealed e iniziare a draftare. Magic non m’è mai sembrato così nuovo e divertente.
     
    Posto che il cambiamento è parte fondante della nostra vita, questa variazione di rotta ha mutato totalmente la mia visione del Legacy in una non molto distante da quella del Vintage. Carte come Brainstorm, Wasteland, Force… Ma soprattutto Delver e Deathrite Shaman sono la morte di uno dei giochi più belli mai stampati, facendolo diventare una battaglia di bombe autoconclusive sul cui sfondo si intravedono concetti base come la curva nel deckbuilding, l’interpretazione del momento della partita, la race, la gestione risorse e removal…
     
    Il passaggio successivo in questo ragionamento è riconoscere il Legacy contemporaneo come di un gioco a sé rispetto a Magic riassumibile in una serie di esperienze ragionevolmente sovrapponibili per il giocatore senza alcuna possibilità di crescita tecnico-strategica se non nei limiti del suo mazzo.
     
    Tale analisi risulterà sicuramente difficile da comprendere per un giocatore occasionale, ma familiare con l’ambiente competitivo di Magic: come potrebbe essere deluso da un formato che gli permette di giocare carte fortissime un paio di volte l’anno? Come può essere critico nei confronti di una community di cui non fa parte che non mette alla berlina, per esempio, i lacchè nonostante i motivi già detti? Semplicemente non può, perché ancora una volta il divertimento si risolve nel giocare le carte “belle” e non nella reale competizione che viene messa in secondo piano.
     
     
    Mogg Fanatic_Tenth

    “Danni in pila?”

    Se mi avete seguito fino a qui saprete che ho lasciato alcune domande in sospeso tra cui l’aspetto cardine di ogni gioco: il divertimento.
    Se il salto da giocare for fun a giocare competitivo è traumatico per tutti in termini economici e di tempo, perché non farlo fruttare al massimo? Perché non imparare per vincere? A questo quesito non ho una risposta, se non un ragionamento: non si sente l’urgenza di vincere finchè non si perde sensibilmente il polso o del tempo o del proprio portafogli. In sostanza non si è motivati a spendere più soldi per tornei e spostamenti se le carte costano di più, se la benzina costa di più, se sto mettendo su famiglia o se sto cercando di laurearmi.
     
    Facciamo un passo indietro: che cosa spinge alla competizione? Dopotutto vincere è divertente e molto di più che dare 25€ per niente, ma non basta poiché l’ambiente, come al solito, vuole la sua parte. Il lato che mi mancherà di Tipo1.it e delle sue faide è la competizione che creava basata sulla discussione, spina dorsale del concetto di forum. Il confronto genera attrito e dovrebbe stimolare le persone verso la meta della vittoria. Se togliamo questo aspetto abbiamo un appiattimento dello spirito competitivo della sala, tant’è che vi è l’effetto opposto, particolarmente per quanto riguarda la conoscenza delle regole (non a caso chi chiama l’arbitro per un ruling è visto talvolta in malo modo implicando quasi un volersene approfittare), confermando la disparità tra gli obbiettivi dei giocatori in sala distinguibili tra vincere e divertirsi.
     
     
    Time Stop_Tenth

    “Sulla fine turno”

    Giungiamo così alla fine di questa carrellata critica con la presentazione di una soluzione: giocate formati o giochi diversi e moltiplicate le vostre esperienze. Se vi trovate o troverete in questa situazione, prendetevi una pausa. C’è una cosa in cui credo fortemente, ed è la forza dell’eterogeneità delle esperienze: continuamente apprendiamo nozioni e comportamenti che nel futuro ci torneranno utili. Per i giochi è analogo e l’offerta è tutto tranne che limitata con gradi di difficoltà, socialità e competitività diversa senza perdere di vista la componente di divertimento.
    Una cosa è certa: migliorerete su tutti i fronti esercitandovi in situazioni lontane dalla vostra comfort zone ampliando i ragionamenti che siete abituati a fare ogni domenica oppure ribaltarli e metterli in discussione.
    Una mia amica una volta mi disse che la vita è fatta di stagioni e chissà che la prossima non consista in conquistare pianeti alieni in giro per la galassia, hackerare corporazioni o combattere per il Trono più famoso degli ultimi anni…

    … per poi ritrovarvi un giorno a fare Terra-Rito-Copter. Chissà.