Autore: Matteo Facchini


“Quiet please… Quiet…”


In tempi quasi dimenticati accennai a una persona appena conosciuta un parallelismo, Magic e tennis, aprendo una conversazione di ore nonché un mondo di cui ancora oggi ho la fortuna di beneficiare. Negli anni ho provato a scrivere qualcosa che sviscerasse meglio questo accostamento con scarsi risultati poiché la natura dei duelli è tanto simile quanto lontana, ma recentemente ho deciso di ritentare. Siete pronti?
 

“Quel figlio di puttana lo inseguirò in ogni torneo, anche fino alle porte dell’Inferno se sarà necessario, e lo batterò.”
-Jimmy Connors su Bjorn Borg

Connors è uno degli sportivi più esuberanti e anti sistema di sempre: irriverente, cattivo, insopportabile, irrispettoso delle regole di uno sport per ricchi che si affaccia al pubblico per la prima volta nella sua storia. Bjorn Borg, a mio avviso il più grande tennista sulla terra rossa della storia, invece è la star contemporanea: silenzioso, amato anche dalle ragazze per il capello lungo da rock star, un’icona per la moda e le masse.
Il primo è il giocatore più vincente della storia con una carriera che tocca ben tre generazioni (da Lever ad Agassi passando per McEnroe); il secondo si ritira a 26 anni dopo aver collezionato 11 Slam in soli otto anni di attività professionistica su 32 disponibili.
La frase riportata qui sopra è molto forte, offensiva e innegabilmente antisportiva, ma apre un nuovo capitolo per il tennis forzando la federazione a considerare un sistema di penalità per i comportamenti dei giocatori (sarà necessario con l’arrivo nel circuito di McEnroe).

Già, i comportamenti.

Negli sport individuali la tenuta mentale dei partecipanti è forse l’aspetto più affascinante perché introduce una partita nascosta che si sovrappone a quella visibile. Magic lo inserisco in questa famiglia e tant’è che gli articoli sui giochi mentali sono tra i più divertenti e interessanti da leggere ma pochi raccontano i vari aspetti di cui questi scontri silenziosi sono composti.


“Usa la routine…. Matte…!!! Usa la routine!!!”
– Obi-Wan Cavalli

Quando iniziai a giocare con qualche ambizione mi trovai un po’ perso: tante idee, tanti piani partita, giocate buffe, linee fumose. Non certo un buon inizio per uno che gioca Storm. Un giorno, durante una conversazione, mi venne detto “devi crearti la tua routine”: ci pensai per giorni senza realmente afferrarne il significato. Il cerchio si chiuse in occasione dello Spring, momento in cui fissai per sempre le posizioni di mazzo, cimitero (di quattro in quattro così soglia la verifico guardando ciò che manca), esilio e terre nonché modo in cui pesco le prime sette, pesco dei cantrip, guardo le carte, faccio le Gitaxian…
La verità è che non so perché sia andata così né credo sia rilevante in alcuna misura. Il concetto fondamentale è che da quel momento ho potuto concentrarmi sul resto, sul mio avversario, partendo dalla consapevolezza che ho una memoria fotografica pessima (non ricordo a memoria le carte al cimitero né quelle in mano dell’avversario) e che non sono veloce a prendere decisioni.
 
Ma Connors e Borg?
A dodici anni si è pieni di energie e se ci si aggiunge dell’agonismo si rischia un grande botto. Una delle lezioni più importanti che ci impartì il nuovo allenatore fu “Focalizzate le vostre energie su ciò che potete controllare: avversari e palla. Lasciate perdere arbitri, pubblico, la palestra. Pensate alla partita”. Ho scelto di tenere fede a questo insegnamento un po’ per carattere ma soprattutto perché so che rendo meglio se penso a una cosa soltanto.
Mi avete scoperto. Sì, sono dalla parte di Borg. Ammiro coloro che hanno così tanta energia e carattere da scuotere da soli stadi interi come Kobe Bryant o Michael Jordan e mi affascina una personalità ingombrante come quella di Connors che è sempre, e sistematicamente, nella zona grigia con lo scopo di portarti fuori dalla partita.
Chi, come Borg, per rispondere a tali bordate mentali, deve essere monolitico all’interno del proprio sistema di gioco e organizzazione spaziale nonché relazionale. Il “prezzo” da pagare è una conoscenza intima delle regole onde essere sempre nel giusto qualora venisse chiamato l’arbitro senza perdere la concentrazione. A quanto pare, però, questo non sempre è sufficiente poiché uno dei giocatori spazialmente più puliti nostrani, Angelo Cadei, fu messo sotto investigation nel febbraio 2016. La situazione era la seguente: uno Snapcaster (Cadei) entrato di Show and Tell (Marchetti) con Containment Priest (Cadei) permette ad Angelo di tirare un Wear//Tear su Omniscsence e vincere così la partita. Investigation finita in niente, ma che non può non lasciare perplessi visti i giocatori coinvolti.
Si può essere puliti per imposizione o necessità oppure totalmente caotici. Colui che mi ha colpito di più in ciò è Paxxu/Roberto Sartini che accompagna una grande partecipazione emotiva alla partita a tanto disordine. Giocare così può indirizzare il match a nostro favore ma può farci incorrere in situazioni ambigue come doppi land drop qualora ci fosse un Crogiolo o ai tempi di Pod più attivazioni. Da ex giocatore di basket so che colui che è fonte di confusione è più propenso ad essere nel torto e se a ciò si somma la considerevole esperienza del giocatore… L’involontarietà non preverrà il fischio del fallo.


Leonard Zelig, l’Uomo Camaleonte

Fino ad ora ho citato comportamenti che cercano di imporsi, rivendicare il proprio spazio per poi difenderlo oppure dilagare da subito in quello dell’avversario.
In Magic come nella vita di tutti i giorni non si è d’accordo con tutti né li si riesce a convincere. Si aprono, quindi, due strade: conflitto oppure collaborazione. Se lo scopo della vita comunitaria è il benessere di tutti, è facilmente intuibile che il compromesso in ottica collaborativa sia la via più percorribile e redditizia. In Magic, un gioco con vincitori e vinti, un percorso conflittuale potrebbe sembrare la via migliore: torchiare l’avversario emotivamente e mentalmente con frecciatine ben piazzate può funzionare su alcune persone ma, se volete lo volete trickare, sarà più o meno vigile e sospettoso? Ovviamente lo sarà di più.
Il vero comunicatore è camaleontico perché vuole la collaborazione del suo avversario in ogni momento, la sua comfort zone diventa quella del suo interlocutore e la fa così sua che l’altro si sentirà molto a suo agio come se fossero amici da sempre.
Fino ad ora non ho mai giocato contro giocatori capaci di fare questo né sono stato testimone (credo sia principalmente dovuto alla familiarità della comunità Legacy, ma sicuramente c’è dell’altro). Nonostante ciò, ho raccolto qualche testimonianza di tale capacità sfoggiata da qualche pro durante tornei grossi nonché durante trattative di lavoro.
 

Togli la cera, metti la cera

È ovvio che siamo dei novizi in questo ambito, ma non per questo ci tiriamo indietro davanti alle difficoltà, vero?
L’unico strumento che abbiamo è la routine e verosimilmente l’avrà anche il nostro avversario. Perché quindi non “rompere la routine del vostro avversario”?
 
Riccardo Biava ed io abbiamo avuto il piacere di giocare una sola volta sul X-1 al penultimo turno del Tarmogeddon nel settembre del 2014. Sotto 1-0 chiede all’arbitro di intimarmi di accelerare le procedure di sidata. McEnroe, sotto nel punteggio, si inventava delle contestazioni per riposarsi e prendere energia dalla folla innervosita facendo perdere concentrazione all’avversario (nonché l’inerzia della partita).
Un altro esempio lampante di questa strategia è la differenza di gestualità tra G1 e G2 nella finale del GP Lille 2015 tra Olivier Ruel e il nostro Claudio Bonanni. A scopo di intimidire Claudio, Ruel gioca più caoticamente: nella pausa della sidata si alza in piedi e dopo risolve cantrip e guardate di cappa quasi mischiando le carte cercando di distrarre, anche minimamente, il secondo giocatore più pulito del nostro circuito. Ruel, come ben sappiamo, fallì, ma ciò non toglie che abbia dato prova di saper leggere perfettamente l’avversario nel tempo di un game scoprendone le fragilità più evidenti.

Col passare del tempo, il testing di Storm online ha perso di efficacia perché volevo guardare in faccia il mio avversario, studiarlo, capire come fare per fargli counterare una spell piuttosto che un’altra. Tuttavia sappiamo com’è fatto il Legacy: “topdecko Tourach gg”, “Branza pescata per Force e Fluster”, “giro Delver con Force, slando gg”, “chiusura di PiF ma opening altrui di doppio Deathrite Shaman…” e potrei andare avanti per ore. Un’altra amara verità è che in Legacy, dello spazio per il bluff ce n’è molto poco perchè partite come quella Bacci-Tassone dell’Invitational 2016 (leggibili anche solamente dalla mimica delle mani) non hanno né profondità strategica né di lettura dell’avversario e sono all’ordine del giorno ogni domenica. Il Limited, invece, è tutta un’altra storia.

Torniamo a ciò che abbiamo e cosa possiamo fare: creare una routine per il nostro avversario oltre che per noi stessi. Un esempio?
 
Al TMT di Torino nel Marzo 2016 sono X-1 e gioco contro Accart. Di quel match si ricorda il g1 in cui, in risposta Infernal, si fa Dismember su Thought-Knot Seer togliendomi hellbent ma, fortunatamente, ritarda solamente la chiusura più bella che abbia mai fatto di qualche spell. L’episodio che ci interessa, però, è in g3 quando per pattarla (mi aveva esiliato Tendrils di trappola blu) dovevo far entrare una Branza con calice a 1 giù. Davanti ho uno tra i giocatori con più risultati in Europa per il Legacy: devo trovare in fretta un modo perché più si carica un bluff più lo si brucia. Detto ciò, con una mimica uguale a quella usata per i passati 40 minuti tiro una spell a costo 1, lui indica calice, io, con gli stessi tempi usati per tirare la seconda spell in sequenza con una prima, tiro la famosa Branza e lui si dimentica di calice.
Fino a questo punto abbiamo parlato del senso letterale della frase di Connors tralasciando la voglia straripante di competere con il più forte e vincere. Giocare. Confrontarsi. Migliorare. E vincere ancora.
Una volta un giornalista chiese a McEnroe “Sei contento di esser tornato n°2 del mondo dopo tanto tempo nonostante la tua età?”
Il riccioluto rispose:
“Conta solo il numero 1. Essere secondo è essere niente. Il secondo è il primo dei perdenti.”
 
Quando la voglia diventa ossessione o mania si rovinano interi progetti e basti vedere lo stato dei Lakers negli ultimi due anni precedenti al ritiro di Bryant: bussola rotta e perduta, nessuna idea e uno spogliatoio che sembra una fermata della metro. In Texas, nello stesso arco di stagioni, Tim Duncan per quattro anni prima del ritiro si taglia lo stipendio per permettere alla franchigia di costruire la squadra dei seguenti 10 anni.
Tutti gli sportivi che ho nominato hanno in comune una sola cosa ovvero competere con i migliori e batterli. Il Legacy italiano è più materialista e senza i premi non ci si muove tant’è che le top8, che dovrebbero essere il cardine dei tornei, non vengono quasi mai giocate.


Lo Ius primae concessionis

Infine, arriviamo al vero cancro che si è diffuso recentemente: le concessioni. Se fino ad ora ho citato comportamenti da baro (come risolvere Vendilion Clique come fossero Thoughtseize, Wirewood Symbiote attivati due volte in un turno, etc.) e altri che si posizionano nel grigiore della moralità, le concessioni “perché tu sei Tizio, sei troppo forte e non posso vincere quindi te la concedo” (o la mia preferita “vai avanti te che sei più bravo e hai più possibilità”) mi prendo la responsabilità di etichettarle come immorali. Ho iniziato questo articolo citando alcuni tra i più grandi agonisti di sempre e perfino loro non si sarebbero abbassati a tanto nel pretenderle né nel darle. Gli stessi tennisti non hanno mai giocato esclusivamente per soldi ma per il gusto della sfida e non si sarebbero mai sognati di affermare “ti ho insegnato a giocare quindi me la devi concedere”: perla snocciolata in occasione della finale MLL 2015.
Se andate a giocare, fatelo fino in fondo. Se davanti avete Ruel, giocate per vincere e rifiutate lo split. È facile. Avete un’occasione per battere uno forte? Coglietela! Lasciar perdere è la morte di ogni forma di competizione.
 
Magari la prossima volta sarete voi dall’altra parte del tavolo: dipende da voi, come sempre.

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Ex-giocatore sporadico di Legacy e Modern, ora giocatore ancora più sporadico di Pauper, del quale scrive e si diletta. Si dice che risorga una volta all'anno e il suo Annuncio di partecipazione ai tornei venga celebrato per quaranta giorni, salvo poi rimanere intrappolato dalla pietra sul sepolcro la Domenica finale. Ama Blasi, Boccia, Orbitello e le descrizioni in terza persona ironiche da hipster.